L’osservatorio del Monte Baldo, dispone tra le altre strumentazioni di uno spettroscopio DSS7 Sbig, utilizzato sia a scopi di ricerca che didattci.
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Il DSS7 è uno strumento a bassa dispersione adatto per l’indagine astronomica con telescopi di apertura modesta (funziona già egregiamente con un 20 cm). Una struttura leggera e compatta lo rende particolarmente adatto ad essere ospitato “a bordo” di strumenti amatoriali, senza comprometterne il bilanciamento ed il corretto inseguimento. ![]()
La luce entra attraverso la fenditura e viene riflessa e collimata attraverso una lente di collimazione. Il fascio luminoso arriva poi sul reticolo di diffrazione che riflette con angoli diversi le varie lunghezze d’onda, attraversando una lente di messa a fuoco ed arrivando infine sulla superficie del CCD.
L'utilità della fendituraNel campo amatoriale esistono spettroscopi senza fenditura, come quello realizzato da Fulvio Mete: www.lightfrominfinity.org . Per la ripresa solare e sino ad un certo punto, per quella stellare, questi strumenti funzionano perfettamente (nel caso di stelle la risoluzione spettrale dipende dal seeing). Il problema si pone nel momento in cui si vuol riprendere una sorgente diffusa. La fenditura permette di ritagliare una fettina della nebulosa, o della galassia, ed il reticolo di diffrazione crea una serie di linee verticali che non sono altro che altrettante immagini della stessa fenditura, disperse sulle varie lunghezze d’onda. Lo spettro di una nebulosa è quindi una banda di altezza pari alla dimensione della fenditura, e la sua risoluzione è pari alla larghezza di questa, (posto che anche il CCD abbia sufficiente risoluzione).![]()
Aprire la finestra.Una particolarità costruttiva, del DSS7 semplifica enormemente la vita all’astrofilo che vuole centrare un oggetto. Infatti, non è per niente facile centrare una stella dentro una fenditura di 50 mm, che, per esempio, per una focale di 2000 mm, equivale a 5,15 secondi d’arco. Nello spettroscopio della SBIG sia la fenditura che il reticolo di diffrazione sono motorizzati. Il reticolo di diffrazione può essere condotto dal motore in due posizioni, con angoli diversi rispetto al fascio di luce incidente, detti “primo ordine” e “ordine zero”. Nel primo ordine viene generato uno spettro, nell’ordine zero un immagine. Il motore della fenditura toglie o inserisce quest’ultima nel cammino ottico. Il programma di gestione permette quindi di passare da una modalità “spectrum” ad una “position”. In modalità position, la fenditura (slit) ruota, ed il reticolo di diffrazione si porta sull’ordine zero. Lo spettroscopio produce quindi un immagine (come quella di fig.3) alla quale può essere sovrapposta una figura della fenditura. Ciò rende semplice centrare con estrema precisione l’oggetto da riprendere, passando alla fine del puntamento in modalità “spectrum”.![]()
Messa a fuoco dello spettroscopioIl metodo di messa a fuoco dello spettroscopio è abbastanza grezzo. Due viti vanno allentate e la piastrina metallica che sostiene la lente di collimazione può venir mossa. Il miglior sistema per ottenere una buona messa a fuoco è quella di puntare lo strumento sul cielo (NON SUL SOLE!) ed utilizzare le sottili linee dello spettro solare per fare il fuoco, lavorando direttamente con la fenditura inserita. Questo perché, la messa a fuoco nell’ordine 0 è troppo sensibile a problemi di seeing, specie se si utilizzano focali lunghe.
Calibrazione in lunghezza d’ondaAl momento della lettura del CCD il software legge automaticamente una serie di valori digitalizzati corrispondenti ai pixel del detector. Perciò, non appena acquisiti i dati spettrali sono già in forma di intensità lungo l’asse y e di valore lungo l’asse X di dispersione del reticolo. Comunque è certamente più utilie convertire i valori di dispersione in un unità di misura più significativa e ciò diventa assolutamente indispensabile in caso si voglia procedere al riconoscimento di righe spettrali di elementi.La calibrazione del CCD in lunghezza d’onda è ottenuta determinando la relazione fra il pixel e la vera lunghezza d’onda ed è espresso da un polinomio di terzo grado nella forma generale di: lp = I+C1p+ C2p²+C3p³ dove l è la lunghezza d’onda del pixel n. p, I è la lunghezza d’onda del pixel n.0 e C1, C2, e C3 sono rispettivamente il primo ordine (in namometri/pixel), il secondo ordine (in namometri/pixel²) e il terzo ordine (in namometri/pixel³) di coefficienti polinomiali. Fortunatamente i software per spettroscopia assolvono automaticamente a questa funzione, semplicemente con l’identificazione di alcune righe spettrali direttamente sullo spettro dell’oggetto o meglio ancora su spettri di lampade o di stelle di riferimento. Il metodo indubbiamente più semplice è quello di riprendere, una stella per la calibrazione, di tipo spettrale “A”, nelle vicinanze dell’oggetto da calibrare (qualche grado) subito prima o dopo l’oggetto stesso. Queste stelle mostrano evidenti righe in assorbimento dovute alla serie di Balmer dell’idrogeno (H9 3835, H8 3889, He 3970,Hd 4101,Hg 4340,Hb 4861,Ha 6563); difficile sbagliarsi, le righe dell’idrogeno sono prominenti rispetto alle altre. ![]()
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Calibrazione della risposta strumentaleL’intensità del continuo di una stella, alle varie lunghezze d’onda, dipende dalla sua temperatura.Una stella molto calda, ad esempio una O, emetterà soprattutto nel violetto, mentre una stella fredda, come una M, avrà il suo picco di emissione nell’infrarosso. ![]()
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Campi di impiegoLa fenditura da modo di lavorare con oggetti diffusi e di mantenere basso il disturbo luminoso causato dal fondocielo. Una calibrazione attenta in lunghezza d’onda, permette la misura delle righe spettrali di oggetti con precisione uguale o migliore di 1 Å La bassa dispersione del DSS7 non consente misure di velocità radiali di stelle doppie; l’effetto doppler causa uno spostamento radiale di 1 pixel per 300 km/s (secondo la formula Dl/l =v/c).Tutto ciò fa del DSS7 uno strumento estremamente versatile, adatto allo studio delle classi spettrali delle stelle, delle variabili cataclismiche, nove, nebulose e galassie. La grandissima sensibilità del sistema allarga il campo d’indagine sino alle galassie attive e ai quasar, usando tempi di posa accettabili anche con magnitudini piuttosto basse; ad esempio una stella di magn 12 può dare un buon spettro con 600 s di posa su un telescopio da 400 mm. E in questi campi che lo studio spettroscopio mostra le sue grandi possibilità, la continua evoluzione delle righe spettrali del guscio di gas in espansione di una nova, i Jet di una simbiotica o le righe di emissione di un quasar, enormemente spostate verso il rosso. |